Mentre i cittadini italiani sostengono una delle pressioni fiscali più soffocanti d’Europa e i lavoratori nostrani faticano ad arrivare a fine mese dopo decenni di versamenti, lo Stato continua a distribuire risorse pubbliche attraverso un sistema assistenziale sempre più sbilanciato. Il paradosso del welfare italiano risiede in una logica che permette di trasferire oltre settemila euro all’anno nelle tasche dei familiari degli stranieri ricongiunti, slegando l’erogazione di questo vero e proprio vitalizio dal reale contributo offerto alle casse dello Stato.
Il ricongiungimento familiare e il carico sul welfare
L’istituto del ricongiungimento familiare rappresenta l’esempio più palese di questo cortocircuito contabile. Sulla carta, la legge impone al cittadino straniero l’obbligo di dimostrare reddito e alloggio per portare in Italia i propri genitori anziani. Nella realtà dei fatti, questa garanzia privata ha una data di scadenza.
Una volta maturata la presenza sul territorio, l’intero carico economico di persone che non hanno mai versato un solo euro di tasse nel nostro Paese viene trasferito progressivamente sulle spalle della collettività.
Età, residenza e permesso di lungo periodo
I requisiti per accedere a questa regalia di Stato mostrano tutta la fragilità del sistema. Il meccanismo scatta non appena il genitore extracomunitario compie sessantasette anni e accumula dieci anni di residenza continuativa in Italia. Nel frattempo, dopo i primi cinque anni di permanenza, il familiare acquisisce il permesso di soggiorno di lungo periodo, il documento chiave che spalanca le porte del welfare nostrano.
Il reddito del figlio non fa cumulo
Ma il dettaglio più sconcertante, quello che trasforma l’assistenza in una beffa per i contribuenti, riguarda i limiti di reddito necessari per ottenere i 7.101 euro annui previsti per il 2026. L’INPS, per elargire le sue tredici mensilità da quasi cinquecentocinquanta euro l’una, valuta esclusivamente la situazione economica dell’anziano arrivato in Italia, ignorando del tutto la ricchezza del figlio che ne aveva inizialmente garantito il sostentamento. Il reddito di chi ha richiesto il ricongiungimento non fa alcun cumulo.
Non si tratta di un dibattito teorico, ma della sostenibilità matematica di un Paese schiacciato dal debito pubblico. Continuare a estendere tutele economiche universali senza esigere una reale storia contributiva significa trasformare il nostro sistema previdenziale in un bancomat a fondo perduto. Un modello che punisce chi ha prodotto ricchezza sul territorio per una vita intera, per finanziare un conto assistenziale destinato inevitabilmente a schiantarsi.
Firma: Guglielmo Bonanno