Genova – La drammatica situazione visibile in via Nino Bixio, dove una persona senza fissa dimora, in condizioni di estrema vulnerabilità psicofisica e di grave degrado igienico, vive per strada rifiutando ogni aiuto, riaccende un dibattito mai del tutto sopito.
Davanti all’impotenza dei soccorsi e dei residenti, che assistono quotidianamente a queste scene, torna ad affacciarsi una posizione radicale: la richiesta di strutture dedicate e percorsi di degenza obbligatoria per tutelare chi non è più in grado di badare a se stesso.
L’impotenza di fronte al rifiuto dei soccorsi
Il nodo principale di queste situazioni risiede nei limiti dell’intervento pubblico. Attualmente, in presenza di un rifiuto da parte della persona, gli operatori di strada e i sanitari non possono procedere coattivamente, a meno che non si verifichino i rigorosi presupposti previsti per un Trattamento sanitario obbligatorio (TSO).
Anche in quel caso, si tratta di una misura eccezionale, temporanea e di breve durata, finalizzata a gestire la fase acuta, non a offrire una custodia continuativa.
Per chi vive o lavora nella zona, l’esito di questo quadro normativo si traduce in un abbandono di fatto: persone con evidenti fragilità rimangono esposte alle intemperie, prive di cure essenziali, alimentazione adeguata e condizioni minime di igiene.
Il confronto sui modelli di cura e tutela
A distanza di quasi mezzo secolo dall’abolizione dei manicomi con la legge Basaglia (legge 180/1978), il dibattito sul modello assistenziale torna ciclicamente a confrontarsi con la realtà della marginalità cronica.
Da una parte, l’approccio fondato sulla volontarietà delle cure e sul supporto dei Centri di salute mentale (CSM) e delle comunità territoriali; dall’altra, chi invoca riforme legislative e la creazione di strutture ospedaliere specializzate per ricoveri prolungati e protetti nei casi più gravi e non autosufficienti.
Una questione aperta che chiama in causa il difficile bilanciamento tra la salvaguardia della libertà individuale, sancita dalla Costituzione, e la responsabilità collettiva di garantire dignità, soccorso e protezione a chi si trova nell’impossibilità di salvarsi da solo.
Firma: Guglielmo Bonanno
Firma: Guglielmo Bonanno