C’è un pensiero che continua a tornarmi in mente da giorni e, più guardo quello che succede attorno a noi, più fatico a scrollarmelo di dosso.
Mi chiedo se tutto questo caos, queste tensioni continue nelle piazze, questo malessere che sembra improvvisamente esplodere in ogni angolo per logorare chi governa, sia davvero solo una coincidenza o lo sfogo spontaneo di una società esasperata.
Non riesco a non domandarmi se, dietro le quinte, non ci sia una regia precisa, un piano architettato fuori dai nostri confini con una logica spietata.
Le fratture interne e il conflitto
Sappiamo benissimo quanto l’appoggio massiccio a Kiev e la scelta di intervenire contro le mire di Mosca abbiano messo all’angolo il Cremlino. Ma la Russia non può e non vuole permettersi una guerra totale e dichiarata contro l’Occidente, perché significherebbe la fine di tutto.
E allora, perché non combatterla sottobanco, dentro casa nostra? Se riesci a spaccare un Paese dall’interno, se alimenti la rabbia, se moltiplichi le fratture fino a far tremare i governi, ottieni esattamente quello che vuoi: distrai l’avversario, lo costringi a occuparsi delle sue ferite interne e rendi insostenibile continuare a mandare risorse e armi al fronte.
Forse non serve lanciare missili per vincere una partita: basta far crollare le mura di chi ti sta di fronte, usando le sue stesse contraddizioni.
Magari è soltanto una mia suggestione, ma continuo a guardarmi intorno con la netta sensazione che la vera risposta a quello che sta accadendo a est la stiamo già vivendo, un giorno alla volta, tra le nostre strade.
Firma: Guglielmo Bonanno