Apri il giornale per leggere il meteo o i risultati del campionato e scopri che, nel silenzio della notte, l’umanità ha sviluppato tre nuove sindromi letali, due mutazioni apocalittiche del morbillo e un virus primordiale riemerso dagli abissi oceanici, pronto a sterminarci entro martedì.
Non so voi, ma io sono ufficialmente arrivato al punto di saturazione.
Prima del 2020, l’influenza stagionale era semplicemente quell’odioso contrattempo invernale che ti costringeva a tre giorni di coperta, brodo caldo e maratone di serie TV scadenti. Oggi no. Oggi ogni linea di febbre è il presagio dell’Apocalisse, ogni starnuto in metropolitana è trattato come un attentato biologico e qualsiasi colpo di tosse merita un commento in prima pagina.
A leggere certe testate, sembra quasi che l’umanità abbia deciso di iniziare ad ammalarsi soltanto negli ultimi dieci anni, mentre prima vivevamo tutti in uno stato di immortalità fiabesca.
Il bollettino quotidiano degli allarmi
I veri protagonisti di questa sovrainformazione sono i nuovi della TV.
Da quando il Covid ha aperto loro le porte del prime time, una truppa di esperti sempre pronti all’uso sembrano vivere negli studi televisivi, pronti a lanciare l’allarme del giorno non appena una zanzara sbatte le ali a cento chilometri di distanza.
I titoli dei giornali ormai non informano: terrorizzano. Usano toni da bollettino di guerra anche per raccontare un comunissimo virus intestinale, trasformando la normale biologia umana in uno scenario da incubo sci-fi.
L’ansia trasmessa dalle notifiche
Il risultato di questa maratona dell’ansia? Chi non era ipocondriaco lo sta diventando a forza di leggere notifiche sullo smartphone. Ti svegli col naso chiuso e, invece di cercare una tazza di tè, ti chiedi se sia il caso di chiamare l’infettivologo o direttamente il notaio per il testamento.
L’ansia costante è diventata la vera patologia dilagante e a trasmetterla non sono i microbi, ma le rotative dei giornali e i titoli acchiappaclick.
Abbiamo capito la lezione: il mondo è un posto pieno di batteri, virus e insidie invisibili.
Ma adesso, per favore, concedeteci una tregua e lasciateci ammalare in pace.
Restituiteci il sacro e inviolabile diritto di giacere sul divano con 38 di febbre senza dover consultare un virologo su TikTok. Lasciateci prendere il nostro raffreddore, lamentarci come abbiamo sempre fatto dall’alba dei tempi e guarire con il vecchio caro riposo.
Se e quando ci spaccheremo la testa, ce la fasceremo. Fino ad allora, spegnete le sirene dell’allarme costante e fateci respirare.
Grazie
Firma: Guglielmo Bonanno